Dove vi è più istruzione, il popolo è più costumato, è tranquillo: rispetta i MAgistrati, eseguisce le leggi, apprezzandone i vantaggi e riconoscendo la necessità del vincolo, che la società costituisce e conserva (memoria per il Granduca di Toscana 1853)
Se anche si difondesse la cultura a minute proporzioni, avverrebbe sempre che il popolo perderebbe la primitiva ingenuità e semplicità, si allontanerebbe dalle tradizioni, non amerebbe più come prima la pressione dell'autorità; l'insegnare a leggere e a scrivere al popolo è cosa di poca utilità, che può portare a funesti effetti (da un periodico dello Stato Pontificio)
Si disquisiva intorno a questi argomenti, oggi, in questo luogo magnifico. Dove i secoli li respiri, e le motivazioni, le conseguenze dell' agire di certuni esseri umani li apprendi solamente attraverso lo sguardo sul passato,riesci, improvvisamente, ad avere una luce sul presente. Quando ti trovi a guardare, faccia a faccia, il viso del Granduca Lorenese, quando ti viene spiegata la ricchezza di cultura ( e non solo) dei luoghi che stai visitando, solo in quel momento capisci che il nostro cammino è un susseguirsi, infinito, di grandi uomini e idee.(facce ed idee)
In un luogo che fu studio e preghiera percepisco che la storia è un fluido.
Questo dei blog è un mondo di sensazioni,di processi di pensieri di segni,di fantasie, di occhi che scorrono sul bianco e sul nero delle parole. Quale relazione può esserci con il mondo degli altri sensi, con l'udito, la vista, il tatto? Quali sono le percezioni che possono essere trasportate nella realtà?
Ci avranno mai pensato quelli che si affrettano ad incontrarsi? Sono veramente convinti che si possa ricreare la magica atmosfera di una parola scritta guardando negli occhi la parola parlata? E' così importante riuscire a vedere e toccare, penetrare nei quotidiani, facendoci coinvolgere nella successione della monotonia di giorni altrui? I legami non sono gli stessi anche senza i colori della realtà?
Questo improvviso prendere coscienza, accettando una sorta di strana trasformazione mi getta addosso una pungente inquietudine.
Si riparla nuovamente di un manuale di lotta al burocratese (qui un po' di storia), che si affaccerà in campo amministrativo fiscale, ma dovrebbe in seguito servire per qualsiasi ramo dell'amministrazine Pubblica. Chissà se servirà anche per la scuola.
Quando mi siedo ai "Consigli di interclasse" (?!) in qualità di rappresentante dei genitori, il mio primo sforzo è quello di capire il loro linguaggio. Ha assunto ormai ramificazioni incomprensibili ed a volte sinistre. "modulo verticale, orizzontale, 3+1, 2+4, POF, ..." e via di questo passo. Allora, spazientita, faccio ostruzionismo. - Scusate, cosa intendete per...- -No, questo termine mi è del tutto ostico- - Non potreste ripetere per favore?-
Chissà se qualcuno in questi anni ha mai afferrato questa mia strategia di attacco (per ora non ho avuto alcun riscontro in tal senso), probabilmente sono stata confusa sempre con una povera mentecatta dal vocabolario ristretto e dalla mente ottusa.
Nessuno si è mai reso conto che la comunicazione tra le parti, per essere efficace, deve sottostare ad una regola primaria: la chiarezza.
Io odio la polemica. Questo tramutare il linguaggio in conflitto mi ha sempre fatto capire che, nelle liberalità democratiche che si ravvisano a base della costruzione dialettica, in realtà sotto sotto (e volte nemmeno tanto dissimulata) cova sempre la voglia di zittire l'interlocutore o trovare l'escamotage vincente, insomma proclamare un vincitore. Essendo essere pochissimo competitivo, io ne fuggo. Trovo assolutamente inconcludente perdere tempo nel cercare di far capire ad un altro ciò che non vuole ascoltare, preso dalle visioni univoche dei suoi occhi. E trovo risibili, a volte, tutte queste messeinscena di argomentazioni scelte da una parte e d'altra per rappresentare il proprio pensiero, come se tutto questo gioco di taglio e cucito fosse l'unica Verità e non solamente gioco di specchi, una ragnatela lucente in cui si spera possa cadere il proprio avversario,scivolando su una parola di troppo,una citazione sbagliata una data dimenticata.
E' per questo che io oggi sono completamente in disaccordo con i piaceri del Griso. D'altro canto il mio pensiero è una diversa angolazione del più sviluppato enunciato:
Si può immaginare come un fiore, una tomba, una ragnatela, una prigione, un castello (Lang)
Non ci pensi mai a com'è avere una famiglia. Sei abituata così, non te la ricordi nemmeno com'era la tua vita senza. Tutti i miei anni di solitudini sono stati ingoiati dalla bolgia vociante di queste presenze. Avere una famiglia è essere perennemente immersi nel chiasso: chiasso a tavola, chiasso dopocena, quando avresti voglia di avere un momento di calma, e domande, e litigi e sgridate e scherzi ed abbracci.
E' pensare ad altro che solo a se stessi.
Avere una famiglia è un po' come vivere con tanti tentacoli, riesci a percepire maggiori stimoli dalla vita, quando ti girano intorno altri recettori, con le loro quotidianità, le loro scoperte, i loro problemi ed i loro affanni.
Ma avere una famiglia è anche protezione, tu sai che c'è quel nucleo che, avvenga quel che avvenga, è sempre lì, coalizzato, compatto in aiuto e conforto.Uno spazio che c'è, per te, che è stato creato da lavoro e labirinti di emozioni.
Avere una famiglia per una donna, è sacrificio e fatica, e non sempre riesci ad incastrare tutti
i pezzi come vorresti, c'è sempre qualcosa che sfugge.
Ma nella mia smania di controllo queste fughe son come delle illuminazioni, che mi aiutano
a comprendere meglio me stessa.
Ora che scrivo mi accorgo che non è per niente facile rispondere a questa domanda Deb.
Approdata sul pianeta VIAV (Very Ingnorant al Volante) ebbi un brivido
di presentimento.
Mi avevano avvertita, i VIAVani non erano persone comprensibili alla prima occhiata.
Le loro decisioni più importanti venivano prese da piccoli animaletti
che avevano nella testa, solitamente criceti (hamtaro)
Tutto risultava un poDifferente da quello a cui si era abituati.
Occorreva tempo, per ladattamento neuronico, poteva esser cosa non semplice, ma io ero ormai avezza a tutto, erano secoli che saltavo da una galassia a laltra, la poligenesi universale non mi aveva mai spaventata.
Con piglio deciso, abbandonai questi sobollenti pensieri e parcheggiai
la mia astronave come dabitudine: contromano accanto al marciapiede.
Avrei dovuto venderla tra poco, ne aveva fatti di chilometri ed assieme avevamo vissuto un pezzo di vita.
Pochi passi, uno schianto, un rumore di lamiere contorte, vetri in frantumi,stridii di gomme.
Ecco, è lei la VIAVana con criceti!
E lei che con una giravolta su se stessa trancia un altro VIAVano
di netto, capitombola su un astronave posteggiata davanti alla mia che, rinculando, cozza pesantemente contro il posteriore del mio mezzo di trasporto, salto di fanale, carrozzeria, pezzi morti sulla strada.
Era peggio delle peggiori previsioni, più avvilente dei più neri
avvertimenti .
Una tragedia, altro che poligenesi.
Telefonate disperate allacquirente VIALViano della mia astronave accartocciata mi hanno fatto capire solo una cosa: questi ViALVaniani hanno degli hamtaro in testa che ragionano al posto loro, ma quando si tratta di soldi, buttano via i criceti e attivano un altro organo assolutamente sconosciuto, dal funzionamento rapido, preciso ed assolutamente inesorabile.
Sceneggiatura tratta da un fatto di cronaca realmente accaduto. (a me)
Gli oggetti ci rappresentano. Tratteggiano il nostro ritratto. Non c'è bisogno di parole: in quegli oggetti c'è la nostra personalità. Dal vasellame su una tavola apparecchiata si capisce chi è la padrona di casa. Così tutto ciò che è sparso nei nostri appartamenti racconta chi siamo, come siamo e cosa vorremmo essere.
Guardo la mia lampada gialla, qui sulla scrivania: che personalità mi esprime?
Senza contare quella statuina in terracotta lì sopra: un omino con la
chitarra, regalatami da mio padre quando suonavo.
E la mia tavola?
Probabilmente la signora Sotis, guardandola, fuggirebbe come un vampiro
alla luce.
Ma esprimere la propria personalità attraverso gli oggetti è proprio così
importante.?
Ancorare la complessità del nostro essere ad un vaso Lalique, mi è
sempre sembrato un posciocco, ma pare faccia così tanto chic.
Addomesticare la propria indole riversandola in un servizio di posateria
dargento, forse potrebbe essere un rimedio contro linquietudine,forse
La Soluzione, ma con me non ha mai funzionato.
Il mio rapporto con gli oggetti è sempre stato faticoso ed alterno.
Le fasi del vuoto e del pieno si sono sempre sostituite in una frenesia
incomprensibile.
Chi frequenta la mia casa si è abituato allincostanza di questo mio
atteggiamento.
Deviare le emozioni su una tazzina Limoge non mi ha dato mai quel
senso di appagamento che vado cercando.
Penso che continuerò su questa falsariga: continuerò a non essere mai
Herzog Il sig F. un cinico gentile
YAUB un cinico poeta
TAO poche parole con discrezione
Il Griso Il polemico
Uzi ppppppaaaaarrrrooooolllleeeee
Esercizi di stile ZOP che ...abbiamo vinto il 2° premio!
[falso idillio] un delicato ragionatore del mondo
Zeta non so perchè ma mi viene in mente una simpatica confusione
La piccola fiammiferaia Un'amica virtuale diventata reale
Donmo's blog Un amico
L'intercapendine un nuovamente utilissimo blog
Tutto questo non ha assolutamente senso Da una polemica, una conoscenza
Buba Le foto più belle
Saltodelcanale Idee, sguardi, invenzioni, incostanze, divagazioni, ironie...e tutto in una persona
Piccola Canaglia Una mamma orgogliosa
Dr.Tarr Eppure c'è qualcosa che mi sfugge....:)
Caporale Un Caporale molto curioso
Panda4x4 Ehm..spontaneamente...eccolo ;)
Shangri-là Una donna, un carattere
Serendip Suggestioni
Le stanze di Gaia L'equilibrio
TerreXPietro Un generoso Pietro
Ilmiostupidoblog Una donna e le sue bellissime parole
Vwoolf Quando le prime impressioni si rivelano assolutamente sbagliate
Casina verde L'ho scoperta, in un angolino, l'anima dolce e fantasiosa del vecchio Clarence
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